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Non è possibile sapere se il narratore di questa storia abbia ereditato «la corrente d'aria nel cervello degli Shammas» che la nonna Alia attribuiva agli uomini della famiglia bramosi di avventure al di là dell’oceano. Sappiamo però che si è messo sulle tracce di un bambino scomparso a Beirut ancora neonato. Che ha visto suo padre, calzolaio, tentare la fortuna con una «scarpa perfetta» proprio quando la Palestina cadeva sotto l’occupazione israeliana nel 1948. Che potrebbe sorprendere un giorno il maestoso gallo dalle piume color porpora che custodisce l’ingresso di una grotta dove, si dice, i Crociati hanno nascosto un’enorme fortuna, proprio al di sopra del villaggio di contadini in cui è cresciuto. Anton Shammas è autore, fino a oggi, di quest’unico romanzo, il primo scritto in ebraico da un palestinese. Unica è anche la sua mescolanza di generi - l’autobiografia, la saga familiare, l’epica popolare, la farsa - che oltrepassa in più direzioni i confini tra vita e letteratura. "Arabeschi" è un libro prodigioso, in grado di mostrarci un modo del tutto originale di narrare la Palestina, abitando più di una lingua.
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