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Questo libro nasce da una convinzione semplice: i ricordi non sono mai un archivio immobile. Tornano, si spostano, si contraddicono; e, nel momento stesso in cui li guardo, li trasformo. A volte li ritocco appena, come si fa con la luce di una fotografia; altre volte la memoria chiede una piccola trasfigurazione, un innesto fantastico o immaginativo, non per tradire il vero ma per avvicinarlo alla sua sostanza più profonda: quella che resta quando i dettagli sfumano e rimane il tono.
Per questo il volume si apre in due sezioni. In Ricordi affido alla prosa il compito di seguire le scene, le voci, gli oggetti e le strade: Luino e i suoi dintorni non come cartolina, ma come teatro mentale in cui il presente si sovrappone al passato e lo esorta a parlare. In Versi, invece, la memoria si fa più scarna e musicale: non racconta, accenna; non descrive, concentra. Sono due forme diverse di una stessa fedeltà, due modi di avvicinarsi allo stesso luogo interiore.
In questa geografia affettiva, due presenze - diverse e complementari - fanno da costellazione. Piero Chiara, con la sua narrativa capace di tenere insieme paese e mondo, ironia e indulgenza, ha consegnato a Luino una memoria piena di volti, di chiacchiere, di piccole scene che diventano destino. Vittorio Sereni, invece, ne ha ascoltato il controcanto: la vibrazione più interiore, il paesaggio come soglia e come congedo, la musica di un luogo che si fa tempo.
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