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Ci sono venti minuti, ogni sera, in cui gli Uffizi non sono né aperti né chiusi.
Se hai fatto bene una cosa e sopra c'era scritto il nome di un altro.
Se sei quella allegra del gruppo e nessuno ti ha mai chiesto come stai.
Se il lavoro è tuo e il posto dove lo fai è di un altro.
Se ti fanno tanti complimenti e non ti invitano mai dentro.
Allora ne conosci già qualcuno.
Firenze, 2005. Un ragazzo iscritto a una facoltà che non ha scelto, un esame fra sei giorni, e in tasca un pezzetto di gesso che tiene da vent'anni. Entra al museo per venti minuti.
Dentro ci sono nove tintori. Hanno fatto i colori dei quadri che oggi tutti fotografano, e nei registri dell'Arte non c'è il nome di nessuno di loro.
Aurea tinge di rosso e ha le mani spaccate fino al gomito. Veralia fa il giallo nella bottega di un altro, e nessuno le ha mai chiesto come si chiama. Sophis chiude bottega una settimana all'anno e va sugli scogli a staccare il lichene con il coltello. Ognuno racconta come si fa il proprio colore. Ognuno racconta cosa gli è costato.
Nove colori. Nove mani che non hanno mai chiesto scusa per essere sporche.
Un romanzo sul lavoro che non viene firmato, sulla bellezza che qualcuno ha pagato, e su una città che ha due facce: quella che si visita, e quella che tiene in vita chi non ha mai avuto un nome.
La ragazza con l'orecchino di perla, ma con le mani sporche di robbia. La città incantata, nel cuore segreto di Firenze.
Nota. Narrativa per lettori adulti: il romanzo contiene scene di sessualità esplicita, violenza e coercizione.
Le pelli le modello a mano, a Firenze. Il colore lo faccio correre sull'acqua e poi lo prendo su. Non ne vengono due uguali nemmeno volendo.
Ahoj! Jsem Libroamiko, tvůj knižní rádce.
Jak ti můžu pomoct?