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Entrare nel "campo" di San Nicola Varco sconvolge. Tutti i sensi sono allertati, gli odori, i suoni, le immagini sembra di essere catapultati in uno dei tanti film o documentari televisivi sulle favelas del suddamerica o in qualche campo profugo africano, ma verosimilmente ci si trova a due passi da importanti cittŕ della "civiltŕ occidentale", centri industriali, balneari e d'importanza storica come Battipaglia, Paestum, ed anche Agropoli. Vestiti, biciclette, fango, lamiere, spazzatura e corpi tutti ammassati messi in quei metri quadri che sembrano gridare ci siamo anche noi, eccoci qua, non vogliamo marcire quaggiů ed invece sono continuamente soffocati dai molti ettari di terra coltivabili che dalla mattina sino a tarda sera accolgono le braccia dei tanti migranti che vivono il "campo". I luoghi, dunque, non sono visti come fissi, non dialettici, immobili, "morti", ma anzi acquisiscono una capacitŕ descrittiva e discorsiva degli effetti di potere che sono ad essi legati. Ma č solo dai "dannati della terra" che potrŕ venire l'impulso per la trasformazione e la "liberazione" dell'attuale sistema di cose.